Mi interesso di informatica da circa trent’anni.

Il mio primo approccio al mondo dell’informatica è stato un corso di programmazione nei linguaggi COBOL (uso aziendale) e BASIC (uso generale), che ho frequentato nel 1984 e concluso con una votazione di 58/60. Al momento pensavo all’informatica come ad un know-how aggiuntivo in termini lavorativi-professionali che avrebbe potuto offrirmi qualche opportunità in più. Ma mi sono subito accorto che il personal computer avrebbe potuto essere anche uno strumento molto utile per la materia di studio che avevo scelto all’università e che allora consideravo il mio ambito professionale principale: la Storia e critica del Cinema.

Ho quindi acquistato il mio primo computer, un Apple Macintosh 512K/800, ed ho cominciato a dotarmi del software adatto per la mia attività di studio. La prima scelta è caduta naturalmente su un buon programma di videoscrittura (“word processor”), che allora fu la versione 1.0 di Microsoft Word, di cui possiedo ancora il floppy disk originale da 400K. Ma la cosa si è fatta più difficile quando mi sono messo a cercare un buon programma di archiviazione, organizzazione e schedatura degli appunti di studio (“database”).

All’epoca erano disponibili programmi di database, come Microsoft File o FileMaker, che erano concepiti soprattutto per la gestione di schedari strutturati di tipo aziendale. Non erano però molto adatti per gestire un insieme complesso e variabile nei contenuti, come gli appunti di studio tipici delle materie umanistiche. La struttura di un archivio di studio di questo tipo la conoscevo già, ed era quella spiegata da Umberto Eco nel suo classico Come si fa una tesi di laurea (Bompiani). Ma non trovavo un equivalente di questo archivio in ambito informatico, e la realizzazione di un archivio “ad hoc” da parte di un informatico professionista, che ho contattato, aveva un costo molto elevato.

Nel frattempo la Apple aveva pubblicato un suo software che allora aveva delle caratteristiche estremamente innovative e geniali, come molte delle successive creazioni di Steve Jobs. Si trattava del famoso HyperCard, ben noto a chi conosce un po’ la storia dell’informatica e di Apple, che combinava le caratteristiche di un software di videoscrittura, di disegno bitmap e di gestione database, il tutto in un ambiente estremamente flessibile e programmabile con un suo specifico linguaggio che si chiamava HyperTalk. Forse la caratteristica più innovativa di questo software era l’uso dell’ipertesto, cioè degli hyperlink, o semplicemente link: il “testo cliccabile” delle pagine web che oggi tutti siamo abituati ad usare con i nostri browser internet, ma che allora era una novità assoluta, e che era perfetto per chi volesse collegare tra loro in modo assolutamente libero delle schede di appunti su qualsiasi argomento.

Il programma di archiviazione e studio che mi serviva, ho deciso quindi di realizzarlo da solo con HyperCard, e ne è nato Studium, un software di mia produzione che è stato pubblicato nel 1994 dalla rivista specializzata 3 ½ MacDisk Magazine  e che ho poi venduto un po’ in tutta Italia ad utenti Macintosh che avevano necessità di catalogazione e studio simili alle mie. È stato questo il mio ingresso nell’informatica professionale.

Nel frattempo, per forza di cose, ero diventato un utilizzatore esperto di sistemi Apple, ed avevo accumulato una notevole esperienza nell’attività di “problem solving”. Il sistema operativo Apple di prima generazione (Mac OS Classic) era piuttosto instabile e generava spesso errori di sistema che causavano il blocco della macchina, mostrando la fatidica finestra con la “bomba”.

Come tutti gli utenti inesperti, le mie prime reazioni alla comparsa di questa finestra erano di panico assoluto, pensando a chissà quali disastri irreparabili. Ho poi via via imparato come interpretare e gestire questo tipo di errori, apprendendo la regola numero uno di chi voglia occuparsi di amministrazione dei sistemi informatici, che è la seguente: in informatica non esiste mai una singola procedura per eseguire un determinato compito, ma sempre una serie di diversi metodi e procedure.

Per questo motivo è sempre possibile gestire un problema informatico usando la tecnica del cosiddetto “workaround”, che vuol dire sostanzialmente aggirare il problema trovando un’altra strada. Spesso è proprio questa la tecnica da preferire, perché il problema che si manifesta è dovuto ad un errore software (“baco” o “bug”) che solo i produttori del software stesso possono riparare, e con il quale un amministratore di sistema deve imparare a convivere, almeno fintanto che non viene diffusa una versione aggiornata del software contenente la risoluzione dell’errore (la “patch”, o “pezza”). Per questo ho imparato ad usare con i miei utenti il seguente slogan: “io non analizzo i problemi, mi limito a risolverli”, che è in fondo la cosa che conta.

Con l’avvento delle reti, la figura dell’Esperto di PC si è rapidamente dovuta trasformare in quella di Esperto di Sistemi, dato che oggi la situazione più diffusa a livello capillare non è quella del possesso ed utilizzo di un singolo computer ma quella dell’utilizzo di un sistema informatico vero e proprio, anche se di piccole dimensioni, costituito da almeno due dispositivi connessi tra loro, come ad esempio un PC ed uno smartphone. Affinché questo sistema informatico funzioni al meglio delle sue possibilità (cosa che raramente avviene) è assai utile la consulenza ed il supporto di una figura che colloca le sue competenze informatiche in un ambito a metà strada tra quello dell’Analista dei Sistemi e quello dell’Amministratore dei Sistemi.

È in questo specifico ambito che ho esercitato le mie competenze, in particolare a partire dal 2003, dopo aver esteso la mia esperienza dai sistemi operativi Apple all’indispensabile conoscenza dei sistemi Microsoft, da Windows XP in poi, che sono di gran lunga i più diffusi, che ci piaccia o no (a me no). Da alcuni anni mi occupo anche di sistemi informatici basati su Linux, e questa è diventata la mia scelta preferenziale, sia come strumento per il lavoro informatico personale che come proposta e supporto IT offerti ai miei utenti. L’esperienza fatta con Linux mi ha convinto che questo sistema operativo, completamente gratuito, è il più flessibile e quello che consente la maggiore libertà ai propri utenti, privo com’è delle numerose e crescenti costrizioni tipiche dei sistemi operativi commerciali.

La mia esperienza di Sistemista IT di tipo “generalista” può essere letta sul sito web PC Trainer. La mia esperienza sui sistemi Linux sta dentro il sito web che state leggendo in questo momento.