SCENARIO 1

Acquisto di Computer senza Windows preinstallato.

Prendiamo come ipotetico esempio una Startup o uno Studio/Ufficio generico (commerciale, legale, ecc.) che abbia bisogno di un parco macchine di 6 computer: quattro postazioni fisse e due portatili.

Scegliendo di acquistare macchine prive di Microsoft Windows preinstallato, il risparmio complessivo ottenuto oscillerebbe tra i 720 ed i 900 euro, a seconda delle occasioni.

Di fatto il risparmio così ottenuto consentirebbe di acquistare un computer in più, dato che vi sono diversi modelli compresi in quella fascia di prezzo, che nel caso dei Notebook corrisponde a modelli di fascia medio-alta.

Oppure si potrebbe immediatamente reinvestire la somma risparmiata per aumentare le risorse hardware delle macchine acquistate (capacità CPU, RAM, Hard-Disk, ecc.), se si acquista da rivenditori che consentono di configurare il computer prima dell’acquisto.

SCENARIO 2

Passaggio da Windows 7 a Linux Mint.

Prendiamo come esempio una piccola realtà operativa di tipo Small Office, analoga a quella dell’esempio precedente, che abbia un parco macchine di 6 computer tra fissi e portatili e che faccia ancora uso di versioni di Microsoft Windows precedenti la versione 10, come Windows 7 oppure 8.

È una situazione molto comune, dato che una grande maggioranza degli utenti di Windows a livello mondiale non hanno fatto l’Upgrade a Windows 10. La maggioranza fa ancora uso di Windows 7, una versione molto apprezzata del sistema operativo Microsoft; una fascia ridotta di utenti è rimasta a Windows 8/8.1 (poco apprezzato); ma esiste anche una non trascurabile percentuale di utenti ancora legati a Windows XP (non più supportato da Microsoft).

Usare una versione non aggiornata del sistema operativo presenta diversi rischi legati alla sicurezza: i recenti attacchi informatici di WannaCry e Petya hanno colpito proprio i sistemi con vecchie versioni di Windows. Questa situazione di rischio è presente soprattutto per chi fa ancora uso di una versione di Windows che ha raggiunto il termine della sua vita operativa e non è più supportata da Microsoft: Windows XP, ma anche Windows Vista, a partire dall’aprile 2017. Queste versioni non più supportate non ricevono più da Microsoft gli aggiornamenti di sicurezza. Ma va detto che WannaCry ha colpito pesantemente anche i computer con Windows 7, ed il danno maggiore è stato proprio questo, dato che è la versione più diffusa del sistema operativo Microsoft: in questo caso però la vulnerabilità dei sistemi è stata causata dal mancato aggiornamento dei sistemi da parte degli utenti, cioè da una cattiva gestione dei sistemi, che vanno mantenuti costantemente aggiornati1.

Windows 7 sarà supportato da Microsoft fino a gennaio 2020: dopo questa data anche Windows 7 non riceverà più gli aggiornamenti di sicurezza su base regolare. Per Windows 8 il termine ultimo è fissato al gennaio 2023.

Prima o poi quindi, lo Small Office di cui parliamo dovrà decidersi a fare l’Upgrade a Windows 10. La prima cosa che dovrà fare è stabilire se i computer posseduti hanno i requisiti tecnici per l’installazione di Windows 10. Dal punto di vista dell’hardware le esigenze di Windows 10 non sono superiori a quelle di Windows 7, quindi è probabile che i computer siano compatibili. Nel caso non lo siano, si dovrà preventivare, oltre alla spesa per l’acquisto degli Upgrade a Windows 10, anche quella per l’acquisto di uno o più computer nuovi.

Per installare Windows 10 Home edition in tutti e sei i computer dello Small Office, la spesa complessiva sarà di 810 euro (135 euro per ogni installazione: prezzo del Microsoft Store, giugno 2017). Se invece decidiamo di fare l’Upgrade a Windows 10 Pro, la spesa complessiva sarà di 1.674 euro (279 euro per ogni installazione). Come si vede, sono somme di entità non indifferente, che rimarrebbero in tasca nostra se decidessimo di fare l’Upgrade di Windows 7 non a Windows 10 ma a Linux Mint, che è completamente gratuito. E con somme della suddetta entità, lo Small Office potrebbe acquistare come minimo una postazione informatica in più, di tipo Desktop o Laptop, oppure altre periferiche hardware come stampanti, videoproiettori, ecc.

Chi è abituato a lavorare con Windows 7 si troverà subito a suo agio con Linux Mint, che offre un ambiente di lavoro molto simile. La familiarità ritrovabile con Linux Mint è sicuramente maggiore di quella ottenibile con l’Upgrade a Windows 10, che offre un ambiente di lavoro completamente rinnovato e con molte differenze rispetto a Windows 7.

SCENARIO 3

Uso di software open-source con Windows 10.

E se lo Small Office di cui parliamo possiede già un parco macchine tutto aggiornato a Windows 10? In un caso come questo non esisterebbe un vantaggio economico nel passare a Linux, anche se potrebbe essere utile installarlo in dual-boot accanto a Windows per poter fare dei confronti: i vantaggi dell’uso di Linux apparirebbero subito evidenti, come ad esempio un aumento della velocità di performance del PC, o la maggiore semplicità d’uso, specie per quanto riguarda la manutenzione del sistema (aggiornamenti, protezione, backup, ecc.).

Ma se Windows 10 lo possediamo già perché era preinstallato nei nostri PC, allora lo abbiamo già pagato e sbarazzarcene sarebbe una scelta antieconomica. Nulla però ci impedisce di approfittare della convenienza del software open-source e gratuito anche con Windows 10.

I maggiori pacchetti software open-source sono distribuiti e mantenuti in modalità multi-piattaforma, il che significa che per ogni particolare applicativo esistono le versioni compatibili con i maggiori sistemi operativi sul mercato: Microsoft Windows, Apple macOS e ovviamente Linux, che è il punto di riferimento dell’open-source nel campo dei sistemi operativi.

Questo è vero per i classici applicativi di Mozilla (Firefox per la navigazione Web e Thunderbird per la posta elettronica), per LibreOffice (l’equivalente open-source di Microsoft Office), GIMP (equivalente open-source di Adobe Photoshop), Inkscape (equivalente open-source di Adobe Illustrator), VLC (un ottimo player audio-video universale) e tanti altri.

E magari, dopo aver sperimentato l’affidabilità ed efficacia del software open-source in singoli casi specifici, potrebbe venirci voglia di passare all’open-source anche per quanto riguarda il sistema operativo vero e proprio, e passare a Linux.


1   In italiano, con la parola “aggiornamenti” si indicano due operazioni distinte che in lingua inglese sono indicate, più chiaramente, con due parole diverse: Update e Upgrade. Fare l’Update di una qualsiasi versione di Windows significa assicurarsi che su quel sistema siano installati gli aggiornamenti che a cadenza regolare la Microsoft rilascia per quella specifica versione del sistema. Fare l’Upgrade di Windows significa invece passare ad una versione del sistema operativo interamente nuova, solitamente indicata con un numerale superiore: da Windows 7 a Windows 8, ad esempio. Prendendo come esempio Windows 7, facendo un’operazione di Update restiamo sempre con Windows 7, ma aggiornato con tutti i recenti aggiornamenti, sia di sicurezza che di miglioramento di funzionalità e correzione di errori. Facendo un’operazione di Upgrade invece installiamo un sistema operativo completamente nuovo, come Windows 8 o Windows 10, al posto di Windows 7. In linea di massima, io uso la parola “aggiornamenti” per riferirmi alle operazioni di Update, mentre per le operazioni di Upgrade uso il termine inglese stesso.