Con l’Open-Source è meglio

Il software open-source è una realtà enormemente diffusa da molti anni, ma circolano in proposito ancora certi luoghi comuni duri a morire che non hanno un fondamento nei fatti. Uno di questi è che il software open-source sia meno affidabile di quello commerciale perché non genera profitti ed è basato sull’impegno e il contributo di comunità di volontari. La conclusione implicita che se ne trae è che un prodotto gratuito non potrà mai contare sulle ingenti risorse umane e materiali a disposizione delle grandi case produttrici di software, e quindi non potrà mai competere in termini di qualità con un software commerciale.

Il paradosso più interessante del mondo open-source è che non è affatto così. Uso volutamente il termine “paradosso” perché in effetti la distanza, quanto a risorse materiali, tra le società produttrici di software commerciale ed il Mondo Open-source è davvero enorme. Pensiamo ad un caso semplice come quello della diffusissima suite per ufficio Microsoft Office, paragonandola al suo più importante competitore nel mondo dell’open-source, LibreOffice (erede del progetto Apache OpenOffice): come si può pensare di paragonare un colosso mondiale come la Microsoft, che genera enormi profitti con le licenze del suo Office, con unorganizzazione no-profit come The Document Foundation, che produce e distribuisce gratuitamente LibreOffice accettando solo libere donazioni come compenso? Data l’enorme disparità tra le due organizzazioni in termini di ricchezza prodotta e di risorse a disposizione, ed il conseguente vantaggio di cui gode il produttore commerciale (Microsoft) su quello no-profit (The Document Foundation), è cosa ovvia e banale pensare che anche il prodotto finale dei due competitori debba mostrare la stessa disparità in termini di qualità del software: se la Microsoft è, diciamo, qualche centinaio di spanne sopra The Document Foundation in termini di ricchezza prodotta e di risorse a disposizione, anche Microsoft Office dovrebbe essere almeno un centinaio di spanne sopra LibreOffice in termini di qualità del software. Ovvio no? Ovvio, ma anche sbagliato. Proprio qui sta il paradosso. Anche un utilizzatore medio di una suite da ufficio, senza essere un esperto di informatica, può facilmente verificare che LibreOffice, in termini di qualità, efficacia e produttività, non ha molto da invidiare a Microsoft Office ed è un competitore davvero alla pari. Insomma, mentre il distacco in termini di risorse finanziarie e produttive tra i due diversi produttori è enorme, i rispettivi prodotti software si collocano di fatto testa a testa.

È questo il paradosso dell’open-source. LibreOffice è solo uno dei tanti esempi possibili, si potrebbe allo stesso modo citare GIMP, sviluppato da The GIMP Development Team, in competizione con Adobe Photoshop, un costoso software commercializzato da un colosso come la Adobe, e tanti altri.

Ma vi sono diversi casi in cui il paradosso è ancora più estremo, e il prodotto open-source è addirittura migliore dell’equivalente commerciale. Prendiamo ad esempio il caso della tecnologia di connessione VPN (Virtual Private Network): si tratta di un metodo di connessione sicura tra dispositivi attraverso un “tunnel” di dati criptati, che consente di connettersi in modo sicuro ad una rete locale (LAN) attraverso Internet. Bene, è opinione comune degli esperti che il protocollo di connessione più sicuro tra quelli esistenti sia quello offerto dalla versione open-source di VPN detta OpenVPN (installata per default in Linux Mint). Un equivalente commerciale di OpenVPN, il protocollo PPTP prodotto dalla Microsoft, è al contrario considerato il meno sicuro di tutti (crittograficamente debole) ed è sconsigliato dalla sua stessa casa produttrice. Purtroppo il protocollo PPTP, pur essendo sostanzialmente obsoleto, si trova tuttora implementato in diversi modem-router di livello consumer (ma utilizzati anche da diverse realtà di livello professionale) come soluzione VPN già pronta per l’uso. Chi utilizza una versione di Linux, il più delle volte si ritrova già installato l’ottimo OpenVPN (oppure può installarlo con un paio di clic), mentre chi usa Microsoft Windows deve fare attenzione a non usare nella sua connessione VPN il protocollo PPTP (ancora disponibile, accanto ad altri protocolli più sicuri).

Unulteriore dimostrazione della superiore qualità dei prodotti open-source, ad esempio in termini di sicurezza dei dati, sta nel fatto che Windows 10, l’ultima versione del sistema operativo Microsoft, ha solo di recente (e senza dare molto risalto alla cosa) reso disponibile ai propri utenti un altro software per la connessione sicura proveniente dal Mondo Open-source: OpenSSH. La versione Beta di questo software, sia in versione Client che Server, può essere installata in Windows 10 tramite lo strumento Aggiungi una funzionalità. Le connessioni via SSH (Secure Shell) sono uno standard sui sistemi Linux da anni, come uno degli innumerevoli strumenti software, gratuiti e di qualità, messi a disposizione da questo sistema operativo.

Un altro campo nel quale si possono trovare diversi esempi della superiorità del software open-source su quello commerciale, è quello del Media Management: la gestione di contenuti Audio, Video e Testo. In questo campo ho scelto di paragonare due ottimi prodotti open-source con i loro equivalenti commerciali prodotti da un marchio particolarmente prestigioso: Apple. I programmi Apple sono famosi per la loro facilità d’uso, che è indiscutibile, ma quanto a versatilità ed efficacia rimangono parecchio indietro rispetto a certe soluzioni open-source. Prendiamo ad esempio i casi di un programma di riproduzione e streaming video (VLC contro iTunes) e di un programma di lettura e gestione di eBooks (Calibre contro iBooks).


Entrambe le applicazioni consentono di riprodurre video, anche in alta definizione, e di effettuare lo streaming video verso altri dispositivi, come un tablet o una Smart TV. Ma iTunes è capace di gestire solo i files video in formato MP4, più alcuni altri tipi di video legati al formato proprietario Apple QuickTime, mentre VLC è un lettore universale capace di riprodurre praticamente tutti i formati video disponibili, dai più vecchi ed obsoleti (AVI, DivX, XviD, ecc.) fino ai più recenti. Per una panoramica di tutti i formati video che VLC può riprodurre, vedere a questa pagina.

Per chi possiede una Apple TV, iTunes offre la comoda funzione di Media Server, consentendo di accedere a tutti i suoi contenuti video dalla Apple TV e riprodurli sul televisore connesso: per poter fare questo è necessario creare un account Apple personale (Apple ID) ed attivare in iTunes la funzionalità “In casa”.

Ma chi possiede l’ultimo modello della Apple TV, dotato del sistema operativo tvOS, può direttamente installare al suo interno la specifica app VLC per tvOS, che offre tutta la flessibilità di VLC, consentendo di riprodurre tramite la Apple TV tutti i formati video supportati da VLC e non solo quelli consentiti da iTunes. La funzione di Media Server può essere facilmente ottenuta attivando la condivisione Samba sul nostro Server personale (ad es. un qualsiasi PC Desktop): VLC potrà in tal modo accedere via Samba, in modo del tutto trasparente, a tutti i contenuti video presenti sulla rete locale, e riprodurli tramite la Apple TV sul nostro televisore. Il paradosso dell’open-source risalta anche qui in modo evidente: con un programma open-source e gratuito riusciamo a fare un uso migliore e più avanzato anche di hardware Apple (Apple TV) concepito espressamente per essere usato con software Apple (iTunes).

Questa limitazione di iTunes è ovviamente legata al fatto che questo programma è anche, e soprattutto, una piattaforma per l’acquisto di contenuti audio e video sull’Apple Store, e quindi deve per forza limitare la riproduzione ai soli contenuti regolarmente acquistati e protetti da codifica digitale DRM (Digital Rights Management), che sono distribuiti in uno specifico formato (solitamente MP4). Ma nella nostra libreria video personale potremmo avere anche molti altri files video in formati eterogenei ma perfettamente in regola con le leggi del mercato digitale, come digitalizzazioni di vecchi nastri VHS, video-ripping di DVD di nostra proprietà (fatti per evitare la noia di dover maneggiare i supporti fisici), oppure video di pubblico dominio scaricati da Internet. VLC ci consente di mantenere tutti questi contenuti eterogenei in un’unica libreria e di riprodurli tutti su uno qualsiasi dei nostri dispositivi connessi in rete (PC, tablet, Apple TV, ecc.), dato che VLC è un programma autenticamente multi-piattaforma e ne esistono versioni compatibili con tutti i sistemi operativi sul mercato (Windows, Linux, iOS, Android, ecc.).


Anche per Calibre (open-source), messo a confronto con iBooks (Apple), vale quanto appena detto per VLC. Calibre è in grado di gestire una immensa quantità di formati di eBook, mentre iBooks gestisce solo il formato EPUB, più quello PDF. Calibre inoltre incorpora la potente funzione di conversione da un formato ad un altro, molto utile ad esempio per chi possiede una libreria di eBook in formati obsoleti e non più supportati, come il formato LIT (vecchio formato proprietario di Microsoft), e vuole continuare ad utilizzarli anche su dispositivi con un sistema operativo diverso (Linux, iOS, ecc.).

Ma la superiorità di Calibre su iBooks si rivela forse nel modo più evidente nella gestione dei metadati. I metadati sono tutti quei dati informativi su un determinato file (audio, video, eBook, ecc.) che consentono poi di organizzarlo al meglio all’interno della propria libreria (ricerche, ordinamenti, ecc.). Nel caso degli eBook i metadati sono particolarmente numerosi ed importanti: ad es. possono comprendere dati relativi alla prima edizione del libro, all’edizione inserita nella nostra libreria, alla serie (se esiste), eventuali note e commenti, e molto altro. Più sono numerosi e precisi i metadati, più saranno efficaci e mirati gli ordinamenti e le ricerche che potremo effettuare sul contenuto della nostra biblioteca digitale. Da questo punto di vista iBooks di Apple è quanto di peggio vi possa essere: non consente infatti alcuna modifica ai metadati di un eBook, ed i metadati di base che memorizza sono estremamente poveri. Questo fatto si riflette poi sui tipi di ordinamento possibili con iBooks, che sono ridotti davvero all’osso e tutto sommato poco utili, come si può vedere nella figura seguente:

Da questo punto di vista, iBooks rappresenta inoltre un grosso passo indietro rispetto ad iTunes, quando gli eBook erano gestiti da questa applicazione insieme ai files audio e video: con iTunes infatti era possibile modificare i metadati dei libri, così come quelli dei brani musicali e dei film. In iBooks però non è più possibile, e questo rappresenta uno dei tipici casi di downgrade delle funzionalità, che si verificano spesso nel caso del software commerciale.

Calibre al contrario offre un ricchissimo apparato di metadati modificabili da parte dell’utente, come si vede nella figura seguente, che mostra la finestra di gestione dei metadati:

Inoltre, Calibre consente anche di aggiungere ulteriori metadati personalizzati, oltre a quelli già preimpostati nel programma, usando la scheda Metadati aggiuntivi (vedi figura sopra). Tutto questo si riflette poi ad es. nella maggiore ricchezza di ordinamenti possibili, come si vede nella figura seguente, che mostra il Menù degli Ordinamenti (Sort) di Calibre:

Confrontate questo Menù degli Ordinamenti con quello offerto da iBooks, e vi darete da soli la risposta alla domanda su quale di questi due programmi è meglio concepito.

Infine, Calibre può anche funzionare come potente eBook Server, consentendo l’accesso alla nostra biblioteca digitale da qualsiasi dispositivo in rete (PC, tablet, ecc.) tramite un semplice browser web.


Si potrebbero fare molti, molti altri esempi, ma quanto detto sinora mi pare più che sufficiente per giustificare lo slogan che sta nel titolo di questo articolo:

FATELO CON L’OPEN-SOURCE: L’OPEN-SOURCE È MEGLIO!

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